Territori estremi: pianificare quando il raro diventa probabile

Viviamo un’era di eventi estremi, ma la vera rottura non è il singolo evento: è lo spostamento della sua probabilità. Quando ciò che ieri chiamavamo “eccezionale” diventa semplicemente “probabile”, il territorio è già cambiato, che l’evento si verifichi o no.

Con le categorie di Nassim Taleb, il territorio è passato, per la componente climatica e idrogeologica, da Mediocristan a Extremistan, mentre istituzioni e piani continuano a ragionare sulle medie. I dati di Forlì-Cesena lo mostrano: passando dalla piena decennale a quella centennale si espone una fascia nuova di territorio e di popolazione, e il danno cresce in modo più che proporzionale con la profondità dell’acqua.

Sovrapponendo l’impronta reale dell’alluvione di maggio 2023 (Copernicus) alle aree allagabili dei modelli idraulici europei (JRC), anche lo scenario più raro intercetta circa un quinto della superficie allagata e meno di un decimo della popolazione colpita. Il modello non è la mappa del rischio: è la mappa del rischio che sapevamo già misurare.

Una piena con tempo di ritorno di duecento anni ha lo 0,5% di probabilità in un anno qualunque, ma sull’orizzonte di vita di un’infrastruttura o di un piano diventa quasi una certezza. “Raro” non vuol dire “improbabile”: vuol dire “non ancora”.

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