Per oltre un secolo il vantaggio della meccatronica europea è stato costruire la macchina migliore. Oggi il valore si sposta verso l’intelligenza che governa le macchine e le fa evolvere. Da qui la domanda dello studio Dati per competere: una macchina resta davvero di un’azienda se l’intelligenza che la guida appartiene a qualcun altro?
Lo studio individua nella banca dati EPO PATSTAT 6.209 brevetti che uniscono intelligenza artificiale e manifattura, depositati tra il 2014 e il 2024 in 751 territori europei, e li colloca su una scala cognitiva a quattro gradini: organizza, percepisce, apprende, progetta.
- La frontiera è un club ristretto. La Germania pesa per metà dei brevetti europei che uniscono IA e meccatronica, l’Italia per il 3,7%; solo Stoccarda, Stoccarda-Sud, Eindhoven e Bucarest superano stabilmente il 15% di brevetti sulla frontiera generativa.
- La scala si sale in ordine. Prima l’IA organizza i processi, poi impara dai dati; la frontiera “progetta” decolla solo dal 2019.
- Il paradosso emiliano. Modena, Bologna e Reggio Emilia non registrano brevetti “progetta” in dieci anni, mentre tra le imprese reggiane l’83% usa già l’IA o la sta sperimentando, quasi sempre acquistandola.